Gennaio 2024. Ho seguito la luce fino al confine del mondo.
Questo viaggio l’ho fatto insieme ad Andrea Pozzi di forgottenlands.it, e sin dal primo giorno ho capito che la Lapponia non si lascia semplicemente fotografare: ti chiede di fermarti, di ascoltare, di rallentare fino a sincronizzarti con i suoi ritmi. Fuori, fino a –23 °C. Dentro, qualcosa che somigliava alla pace.
Le albe e i tramonti non hanno fretta, da queste parti. La luce rimane bassa per ore, morbida e dorata, e ti regala il tempo di esplorare ogni angolo del paesaggio, costruire una composizione, cambiarla, ricominciare. Non c’è l’ansia dello scatto rubato: c’è solo la scena che si trasforma lentamente, e tu che cerchi di starle dietro.
Le ciaspolate notturne nel Riisitunturi National Park sono state qualcosa di diverso. Camminare tra gli alberi carichi di ghiaccio, forme strane, quasi scolpite, nel silenzio totale di una foresta artica, lontano dagli schermi e dai pensieri di troppo, ha trasformato ogni scatto in qualcosa che assomigliava più a una meditazione che a una sessione fotografica. Sono momenti difficili da spiegare. Spero che le immagini lo facciano meglio di me.
Ho lavorato con Nikon D810 e Nikon Z6, con le ottiche Nikkor 28 mm f/1.4E, 70–200 f/4G, Z 24–120 f/4 S e Z 14–35 f/4 S: un corredo pensato per coprire ogni situazione, dal paesaggio aperto alle texture del ghiaccio viste da vicino. Ma l’attrezzatura, in certi posti, diventa quasi un pretesto. Quello che conta è esserci.
Scorri la galleria. La Lapponia che ho incontrato è un posto che sembra inventato: tramonti senza fine, paesaggi che non smettono di cambiare forma, silenzi che pesano nel modo giusto. Se stai pensando a un photo tour, qui troverai più di qualche spunto. Forse anche la spinta giusta per prenotare il biglietto.